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Climate agreement written on wood

Forest@ - Journal of Silviculture and Forest Ecology, Volume 4, Pages 340-341 (2007)
doi: https://doi.org/10.3832/efor0501-0004
Published: Dec 20, 2007 - Copyright © 2007 SISEF

Commentaries & Perspectives

Abstract

A short analysis of the outcome of the UNFCCC conference held in Bali is presented, with particular attention on the role that forests could play in the future climate agreement.

Keywords

Forests, Climate change, UNFCCC, Tropical deforestation

 

Le foreste hanno sempre avuto un ruolo centrale nel dibattito sui cambiamenti climatici. Le motivazioni di questa centralità - che per alcuni può sembrare inaspettata - sono riconducibili a motivazioni sia scientifiche sia politiche.

Dal punto di vista scientifico le foreste rappresentano, al tempo stesso, parte della causa, parte della soluzione e parte degli impatti. Causa perché circa il 20% delle emissioni di gas serra di origine antropica derivano dalla deforestazione tropicale. Soluzione perché circa un terzo delle emissioni complessive di gas serra di origine antropica vengono riassorbite dagli ecosistemi terrestri (in gran parte dalle foreste). Impatti perché l’influenza dei cambiamenti climatici sulle attività umane sarà in buona parte mediata dall’impatto che essi avranno sugli ecosistemi, foreste incluse. Non deve quindi sorprendere tanto interesse per le foreste.

In passato la politica si è prevalentemente occupata delle soluzioni, cioè delle potenzialità di assorbimento di carbonio delle foreste. Soluzioni temporanee, utili solo a guadagnare tempo, ma fondamentali per avviare un percorso di riduzione delle emissioni. Dieci anni fa, durante le negoziazioni relative al Protocollo di Kyoto, gli assorbimenti di carbonio potenzialmente derivanti dall’espansione e gestione delle foreste furono interpretati come un elemento di flessibilità fondamentale per convincere molti Paesi a prendersi impegni di riduzione delle emissioni. Senza l’inclusione delle foreste, probabilmente, non sarebbe stato raggiunto l’accordo sul Protocollo. L’inclusione delle foreste a Kyoto fu però basata su scarse informazioni scientifiche e fu incompleta, perché ad esempio ignorava totalmente le emissioni da deforestazione tropicale. Inoltre, per raggiungere un accettabile compromesso tra esigenze di flessibilità e il desiderio di preservare l’integrità ambientale del Protocollo, furono decise regole di implementazione estremamente complesse.

Le foreste di Bali sono più verdi

Si è appena conclusa a Bali (Indonesia) un’importante Conferenza della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Il principale risultato di giorni e notti di trattative serrate è rappresentato dall’avvio di un complesso processo negoziale - la “Bali roadmap” (⇒ http:/­/­unfccc.int/­files/­meetings/­cop_13/­application/­pdf/­cp_bali_action.pdf) - che dovrebbe concludersi a Copenaghen nel Dicembre 2009 con un accordo di azione globale sui cambiamenti climatici, che sarà operativo dal 2013. Come dire: siamo solo all’inizio, il difficile inizia ora. Sebbene questa roadmap risulti ancora abbastanza vaga - ma era irrealistico aspettarsi di più in questa fase - è già possibile trarre qualche indicazione. I pilastri dell’accordo saranno quattro: mitigazione, adattamento, sviluppo e trasferimento di tecnologie eco-compatibili, risorse finanziarie.

Nell’ambito della mitigazione, in particolare, si fa esplicito riferimento sia ad incentivi (economici) per stimolare azioni “di riduzione delle emissioni da deforestazione e degradazione delle foreste nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS)”, sia alla necessità di considerare “il ruolo della conservazione, gestione sostenibile delle foreste ed aumento degli stock di carbonio nelle foreste nei PVS”.

Un altro documento interamente dedicato alla riduzione delle emissioni da deforestazione e degradazione delle foreste nei PVS specifica la necessità di proseguire nei prossimi due anni l’analisi sugli aspetti metodologici, politici ed economici (cioè su come la riduzione di emissioni sarà misurata, e su come saranno forniti gli incentivi economici provenienti da Paesi Sviluppati), ed incoraggia ad intraprendere fin da subito attività dimostrative seguendo apposite linee guida (⇒ http:/­/­unfccc.int/­files/­meetings/­cop_13/­application/­pdf/­cp_redd.pdf).

L’inclusione della deforestazione tropicale nel cuore delle negoziazioni sui cambiamenti climatici ha una notevole rilevanza, sia scientifica sia politica. Da un lato, s’inizia finalmente ad affrontare la causa del 20% delle emissioni di gas serra. Dall’altro, la deforestazione tropicale avrà un ruolo strategico per iniziare a coinvolgere attivamente i PVS nella battaglia contro i cambiamenti climatici.

La lunga strada da Bali a Copenaghen

In conclusione, sebbene la cartina (roadmap) che dovrebbe condurci a Copenaghen sia ancora poco dettagliata, non mancano motivi di cauto ottimismo. Oggi le foreste, forse ancor più che in passato, sono al centro del dibattito negoziale. Delle oltre 10000 persone presenti a Bali, qualcuno ha stimato che un terzo fosse lì solo per le tematiche forestali. Stima credibile, vista l’enorme quantità di conferenze legate alle foreste - molte decine - che sono state proposte parallelamente alle negoziazioni. Se per ora la quasi totalità di questo interesse è indirizzata alla deforestazione tropicale, nei prossimi due anni riemergerà con forza il dibattito su come includere la attività forestali negli impegni di riduzione delle emissioni nei Paesi sviluppati.

A tutte le latitudini, le foreste offrono opportunità di sinergie tra mitigazione, adattamento, sviluppo sostenibile e tutela della biodiversità. È però fondamentale non ripetere gli errori del passato. L’inclusione degli ecosistemi terrestri nel futuro accordo del clima dovrà essere più completa, trasparente, scientificamente robusta e di più facile rendicontazione rispetto alle attuali regole del Protocollo di Kyoto. È una sfida complessa, nella quale la comunità scientifica è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano.

 
 
 

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