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Journal of Silviculture and Forest Ecology

 
Forest@ - Journal of Silviculture and Forest Ecology
vol. 3, pp. 449-453 (Dec 2006)

Commentaries & Perspectives

*The Giazza forest: a near-to-natural forest “created” by Italian foresters a century ago

Marco BorghettiCorresponding author

 

Abstract

The history of the Giazza forest in the Illasi valley (province of Verona, Northern Italy) is worth remembering. By the end of the 19th century, because of habitual unregulated cuttings and intensive grazing, no forest cover remained on the steep mountain slopes. Streams rushed unchecked through the valley, causing severe erosion and related environmental problems. In the first decade of the 20th century, a new forest was literally "created" by far-sighted foresters who, under difficult environmental conditions, did essential engineering for soil protection and site preparation for reforestation. We forget that the quality and vision of their work is the reason, a century later, hundreds of people each weekend can walk through a thriving forest.

Keywords: Reforestation, Mountain, Slope, Erosion, Giazza, Illasi valley, Verona, Italy

 

Il 13 ottobre scorso si è svolta l’inaugurazione del centro visitatori della foresta demaniale di Giazza, in alta Val d’Illasi (Verona). Si tratta di una foresta estesa su oltre 1900 ha (1088 ha in provincia di Verona, 428 ha in provincia di Trento e 388 ha in provincia di Vicenza), delimitata a nord dal Gruppo del Carega, ad ovest dai pascoli dell’alta Lessinia e ad est dalla Catena delle Tre Croci.

Il centro visitatori, collocato nell’edificio noto come “dogana vecchia”, sopra l’abitato di Giazza, è stato restaurato a cura di Veneto Agricoltura, l’ente regionale cui è demandata la gestione della foresta, e si propone ora come “pedagogica” porta d’ingresso alla foresta, la cui storia e le cui caratteristiche sono efficacemente descritte in una serie di bei pannelli e plastici illustrativi.

Plauso quindi ai promotori di questa realizzazione, che certamente accrescerà l’interesse dei molti che già visitano questa bella foresta e dei molti che vorranno conoscerla e percorrerla in futuro.

Di per sé la notizia non richiederebbe ulteriori commenti. Se non fosse che la foresta di Giazza possiede alcune interessanti peculiarità.

Un primo motivo di interesse, di ordine storico, si lega alla circostanza che questa foresta fu la prima ad essere costituita come demanio dopo la promulgazione della legge d’istituzione del Demanio Forestale dello Stato (legge Luzzatti del 2 giugno 1910). Con l’istituzione delle Regioni, l’ex-demanio statale verrà poi suddiviso tra Veneto (foresta demaniale regionale) e Trentino Alto Adige (riserva naturale guidata di Campobrun).

Un secondo motivo nasce dal fatto che l’attuale foresta ebbe origine o, meglio sarebbe dire, venne “creata” grazie a imponenti opere di sistemazione-idraulico forestale e di rimboschimento; opere che a suo tempo furono giudicate, da osservatori svizzeri, come uno dei lavori di sistemazione forestale “più completi, ben eseguiti e ben riusciti della regione alpina” ([1]).

Per meglio comprendere il tutto, occorre fare qualche passo indietro: ai tempi in cui molte delle alte valli montane risultavano prive, per secoli di tagli sregolati e pascolo disordinato, di copertura forestale, tanto da essere colpite da imponenti fenomeni di dissesto idrogeologico; ma anche, per altri aspetti, ai tempi in cui agli ispettori del Corpo Forestale (allora Regio) era richiesto, per fronteggiare tali difficili situazioni, un consistente e appassionato lavoro sul campo, che veniva assolto grazie a notevoli capacità (know-how si direbbe oggi) di ordine progettuale e tecnico.

Un grave dissesto idrogeologico, causa di frane, smottamenti e valanghe, sicuramente caratterizzava, verso la fine dell’ottocento, i bacini montani di Revolto e Fraselle, in alta Val d’Illasi, attraverso la quale il torrente Progno andava “rovinando e travolgendo, nella sua corsa impetuosa, e strade e campi interi, così da richiedere costosissime opere di difesa” ([2]).

Il disordine idrogeologico delle valli veronesi era diventato drammatica priorità ambientale fin dal 1882, anno in cui una grave alluvione, certamente aggravata dal dissesto degli alti versanti, causò vittime e ingenti danni a Verona città. Fu soprattutto in seguito a questo evento che nacque l’impegno, da parte dell’allora comitato forestale provinciale, di provvedere alla “bonifica” delle alti bacini montani, attraverso capillari interventi di sistemazione idraulico-forestale.

Primo lungimirante passo fu quello di procedere all’accorpamento amministrativo del bacino; la parte alta del versante, per oltre 600 ettari, ricadeva infatti in territorio austro-ungarico ed era di proprietà del Comune di Ala (Trento). Era questa, peraltro, la parte più interessata dai fenomeni di dissesto e dove più urgeva l’intervento di sistemazione. Il comitato forestale riuscì, fra il 1894 e il 1897, ad acquistare (a caro prezzo, si disse) questa parte di bacino dal Comune Ala. Con l’unificazione della proprietà si poté finalmente dar corso alla progettazione dei lavori di sistemazione e, verso la fine del secolo, iniziò la loro realizzazione.

I lavori si protrassero fino al 1911 e risultarono particolarmente impegnativi a causa dell’asprezza dei luoghi, della natura e franosità del suolo, delle spesso avverse condizioni climatiche, della mancanza di strade e della lontananza dagli abitati.

Nel corso dell’imponente intervento, furono realizzate le necessarie briglie di trattenuta lungo il corso dei torrenti (Fig. 1); ma, soprattutto, fu posta grandissima attenzione al lavoro di consolidamento superficiale delle ripidi pendici con graticciate, cordonate, gradonate (Fig. 2, Fig. 3); lavori in cui “la pazienza e l’arte forestale ebbero tutta la loro estrinsecazione” ([1]). Si procedette, contestualmente, anche al rimboscimento, mettendo a dimora decine di migliaia di piantine di larice, abete rosso, abete bianco, faggio (Fig. 4).

Fig. 1 - Briglie in legno per la sistemazione idraulica dei torrenti (fonte: archivio fam. Borghetti).
 
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Fig. 2 - I ripidi versanti della Val di Revolto, sistemati a gradoni per il successivo rimboschimento (fonte: archivio fam. Borghetti).
 
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Fig. 3 - Preparazione delle pendici con graticciate (fonte: archivio fam. Borghetti).
 
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Fig. 4 - Rimboschimento su gradoni (fonte: archivio fam. Borghetti).
 
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Fra i personaggi che svolsero un ruolo chiave nella sistemazione forestale e nella ricostituzione boschiva, va ricordato l’ispettore forestale Angelo Borghetti. Diplomato all’Istituto di Vallombrosa e responsabile del distretto forestale di Tregnago, dal 1903 al 1911 Borghetti fu il valente e infaticabile responsabile dei lavori di sistemazione. Nota curiosa è che, nel suo continuo andirivieni per il grande cantiere di rimboschimento, Angelo Borghetti doveva muoversi provvisto di un Geleitbrief (salvacondotto), rilasciato dal Ministro degli Interni di Vienna, necessario per potersi recare nella zona dell’alta Val di Revolto che, benché acquisita come proprietà dallo stato italiano, rimaneva in territorio e sotto giurisdizione austro-ungarica.

Coronamento dei lavori di sistemazione fu la solenne inaugurazione, avvenuta il 10 agosto 1911, della foresta demaniale di Giazza alla presenza di Francesco Saverio Nitti, allora Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio nel IV gabinetto Giolitti, in seguito anche Presidente del Consiglio. Nitti si recò a Giazza, e di qui al bosco detto delle Molesse, con un corteo di autorità, a dorso di cavalli, muli e asini (Fig. 5). L’avvenimento suscitò vasto interesse, anche perché l’inaugurazione della foresta di Giazza coincideva, come ricordato prima, con la nascita del demanio forestale statale. A ricordo della sua opera, nel 1982 è stato dedicato a Borghetti il tratto di sentiero europeo (E5) che oggi attraversa la foresta.

Fig. 5 - 10 agosto 1911, inaugurazione della foresta demaniale di Giazza; a dorso di mulo il ministro Nitti, in divisa l’ispettore Borghetti (fonte: archivio fam. Borghetti).
 
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È una storia istruttiva quella della foresta di Giazza.

Sia perché rende testimonianza di una grande competenza progettuale e abilità esecutiva da parte dei forestali di allora, sia perché fa capire che molte delle foreste di cui oggi la gente può godere esistono grazie a un paziente lavoro di ricostituzione boschiva, attraverso la quale si pose rimedio a un uso sconsiderato del territorio, che aveva privato i versanti montani di ogni traccia di copertura forestale.

Nella gente, che oggi con gioia fruisce della foresta (Fig. 6), spesso non esiste adeguata consapevolezza di queste vicende storiche e colturali. Iniziative come quella del neo-costituito centro visitatori della foresta di Giazza potranno contribuire a crearla e diffonderla.

Fig. 6 - Come appare oggi la foresta sui ripidi versanti della Val di Revolto.
 
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Bibliografia

(1)
Albisetti C (1923). La sistemazione idraulico-forestale dei bacini montani in Italia. Tipografia Burkhart & Schütz, Berna.
::Google Scholar::
(2)
Borghetti A (1911). Sistemazione forestale dei bacini di Revolto e Fraselle. Pro Montibus Veronese, n. 3.
::Google Scholar::

Authors’ Address

(1)
Marco Borghetti
Università della Basilicata, Potenza (Italy)

Corresponding Author

Corresponding author
Marco Borghetti
marco.borghetti@unibas.it

Author’s Box

Marco Borghetti, nipote di Angelo, è ordinario di selvicoltura speciale nell’Università della Basilicata e presidente della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale.

 

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Citation:
Borghetti M (2006). Giazza, la foresta “creata” dai forestali un secolo fa. Forest@ 3: 449-453. - doi: 10.3832/efor0423-0003

Paper’s History

Received: Nov 29, 2006
Accepted: Nov 29, 2006
Early Published: -
Publishing Date: Dec 18, 2006

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