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Forest@ - Journal of Silviculture and Forest Ecology
Early View Papers

Commentaries & Perspectives

“Foreign” forestry companies: possible changes and nuisances of the wood product market

Andreatta GianpieroCorresponding author

 

Abstract

In recent years, a major change has been taking place in forestry companies involved in coppice logging in the province of Forlì-Cesena (northern Apennines, Italy). Entrepreneurs of foreign origin who live and work in Italy, though having the legal head office and the tax domicile in a different EU country (particularly Romania), entered the local market of coppice logging. Such “foreign” companies may benefit of significant tax advantages at different stages (stand purchase, forest exploitation, sale of wood products), creating serious difficulties to the national forestry companies and representing a possible nuisance to the local market of wood products. Possible actions aimed at contrasting such situation are discussed.

Keywords: Imprese Forestali Estere, Vantaggi Fiscali, Criticità per le Imprese Forestali Nazionali

 

Introduzione 

Le utilizzazioni forestali hanno riguardato da sempre il settore di maggiore interesse per l’applicazione in bosco della selvicoltura.

In tale contesto, un ruolo di fondamentale importanza viene rivestito sia dalla manodopera addetta agli interventi selvicolturali assunta in maniera diretta dagli Enti proprietari di boschi (Stato, Regioni, Enti locali, Consorzi) sia dalle imprese forestali. Queste ultime, attraverso l’acquisto dei soprassuoli “in piedi”, sono le principali protagoniste della trasformazione del materiale legnoso in assortimenti commerciali. Detti prodotti sono quelli che vanno successivamente ad alimentare la rete del mercato del legname da lavoro e/o della legna da ardere.

Com’è ben noto agli addetti del settore forestale, parallelamente all’incremento dello sviluppo economico (con la disponibilità sempre maggiore di fonti energetiche a relativo basso costo, quali essenzialmente petrolio - con i relativi derivati - e gas) si è assistito, successivamente al secondo dopoguerra, a una sostanziale stasi del prezzo dei prodotti legnosi, in particolar modo legname grezzo e semilavorati, che si è prolungata nel tempo sino ai giorni nostri. Di contro, si è verificato un netto aumento dei costi della manodopera impiegata nelle utilizzazioni forestali, tale da far sì che per le imprese forestali il prezzo di macchiatico si sia sempre più indirizzato verso ridotti margini di guadagno, sino a divenire negativo in molti casi.

In questo quadro, risulta più che comprensibile come il mercato dei prodotti legnosi stia attraversando, da tempo, periodi connotati da notevoli difficoltà.

Il presente lavoro si inserisce nel contesto delle criticità economiche legate alle utilizzazioni forestali e si pone lo scopo di analizzare un fenomeno riscontrato di recente nella realtà dell’Appennino romagnolo (provincia di Forlì-Cesena), ovvero la presenza di imprese forestali “estere”, le quali, per i vantaggi fiscali di cui possono godere, sono potenzialmente in grado di comportare un mutamento delle condizioni di mercato, causando conseguentemente evidenti difficoltà per le imprese forestali nazionali.

 

Cambiamenti intervenuti nelle imprese forestali negli ultimi decenni 

L’intero mondo forestale è stato interessato, in generale, negli ultimi decenni da profondi e significativi cambiamenti.

All’interno di questi si possono citare le innovazioni introdotte nel recente passato dalla selvicoltura naturalistica e all’attualità quelle proposte dalla selvicoltura sistemica, che si sono riflettute in molti casi in modifiche sostanziali degli interventi gestionali.

Trasformazioni degne di nota si sono verificate anche nel contesto delle utilizzazioni forestali: oltre ai differenti approcci proposti dalle nuove impostazioni selvicolturali, sostanziali modificazioni si sono avute in particolar modo attraverso la sostituzione della forza lavoro manuale con l’utilizzo dei mezzi e delle apparecchiature meccaniche. A tale riguardo, basta citare come primo esempio emblematico l’introduzione della motosega avvenuta in Italia - a seconda dei contesti territoriali - negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Successivamente a ciò, l’introduzione e l’impiego di trattori e verricelli per il concentramento e l’esbosco.

Le imprese forestali, oltre che essere direttamente interessate dalle mutazioni sopra menzionate, ovvero dai criteri di impostazione e attuazione degli interventi selvicolturali e dall’impiego delle nuove apparecchiature, sono state oggetto di cambiamento in particolar modo nella “componente” della manodopera. Per decenni infatti - secoli, sicuramente, in molte realtà territoriali - le imprese boschive sono state composte interamente (titolare e dipendenti) da persone di nazionalità italiana, nati e da sempre residenti in Italia. Le imprese operavano in gran parte in ambito locale, anche se non erano infrequenti gli spostamenti, a volte a notevole distanza, per l’esecuzione di tagli boschivi o, un tempo, per la produzione del carbone. Questa realtà si è andata via via modificando. Significativi mutamenti si sono verificati a partire dagli anni ’70 e 80’ del secolo scorso (con ovvie diversità temporali legate alle differenti realtà geografiche) man mano che gli anziani hanno lasciato il lavoro in bosco e non sono stati rimpiazzati dai giovani. Il primo momento di cambiamento si è concretizzato quando sono apparsi nei boschi italiani i lavoratori stranieri (in prevalenza di origine balcanica) impiegati nelle utilizzazioni forestali in qualità di dipendenti di ditte boschive, le quali mantenevano comunque il titolare italiano. Successivamente a ciò, è avvenuto il secondo importante mutamento: in considerazione del sempre più spinto abbandono delle attività legate al settore primario da parte degli italiani, si è verificata la circostanza che anche i titolari delle imprese forestali sono divenuti in numero crescente di origine straniera, seppur residenti in Italia. In alcuni casi, nel corso degli anni, dette imprese hanno assunto anche manodopera di nazionalità italiana. L’impresa, comunque, si connotava come impresa forestale “nazionale”. L’ultima recente, in ordine di tempo, e significativa variazione che si può riscontrare è quella che alcune imprese forestali, oltre che avere titolare di origine straniera, hanno sede legale e domicilio fiscale in uno Stato estero, di norma in un Paese appartenente all’Unione Europea. La gran parte di queste imprese forestali hanno un titolare straniero da anni residente in Italia, che in precedenza è stato titolare di una impresa individuale legata al settore edilizio. Con la crisi delle costruzioni, acuitasi dopo la metà degli anni 2000, vi è stata la riconversione verso altri settori e - probabilmente per esperienze familiari pregresse e conseguente dimestichezza con l’ambito delle utilizzazioni forestali oppure semplicemente per una valutazione di opportunità e convenienza - il settore dei tagli boschivi è stato uno di quelli dove in particolare è stata rivolta l’attenzione. Questa situazione è stata riscontrata negli ultimi anni nell’Appennino romagnolo, nella provincia di Forlì-Cesena (Fig. 1), dove hanno operato e operano imprese forestali con sede legale e domicilio fiscale all’estero.

 
Fig. 1 - Le imprese forestali estere che acquistano i soprassuoli possono godere di notevoli vantaggi economici applicando il regime fiscale del Paese straniero dove l’impresa ha sede legale e domicilio fiscale (Foto: G. Andreatta).
 

     

 

I “vantaggi” per le imprese forestali estere 

La motivazione dell’esistenza di imprese forestali estere che operano in Italia è sostanzialmente dovuta al fatto che queste possono godere di significativi vantaggi fiscali. Il mantenere la sede legale e il domicilio fiscale in un altro Stato che, nella totalità dei casi riscontrati, è appartenente alla Unione Europea consente infatti alle imprese, pur operando sul territorio nazionale, di usufruire per la gran parte della loro attività del regime fiscale dello Stato estero.

Nell’ambito dell’espletamento del servizio d’istituto, il personale del Corpo Forestale dello Stato operante nei Comandi Stazione dislocati nella zona collinare e montana della provincia di Forlì-Cesena è venuto a conoscenza di imprese forestali con titolare di origine rumena, residente in Italia, che hanno domicilio fiscale in Romania e che sono attive nell’Appennino romagnolo nel settore delle utilizzazioni forestali.

Le modalità secondo le quali operano queste imprese rispecchiano apparentemente quelle seguite dalle imprese italiane e sono, pressoché sempre, le seguenti. Le imprese estere procedono all’acquisto di boschi cedui “in piedi”, eseguono le utilizzazioni forestali (Fig. 2) impiegando la loro manodopera e immettono sul mercato locale i prodotti legnosi. All’interno di alcuni passaggi di questi successivi momenti, in tutte e tre le fasi sopra citate, è possibile però riscontrare diverse anomalie rispetto a quanto viene attuato dalle imprese forestali nazionali.

 
Fig. 2 - Impiegando nelle utilizzazioni forestali manodopera assunta applicando il contratto di lavoro del Paese straniero dove l’impresa ha sede legale e domicilio fiscale, le imprese forestali estere possono godere di notevoli vantaggi economici (Foto: G. Andreatta).
 

     

Una prima anomalia sta nel fatto che il soprassuolo destinato al taglio - per il quale, di norma, il proprietario ha già inoltrato domanda di taglio ottenendo risposta affermativa per lo stesso - viene acquistato mediante un contratto tra la proprietà e l’impresa che ha sede legale e domicilio fiscale all’estero. Questo avviene sì secondo le norme italiane che regolano i contratti, ma seguendo il regime fiscale del Paese dove ha sede l’impresa, di norma la Romania, che ha per le imprese una fiscalità più conveniente rispetto all’Italia. Questo aspetto comporta un primo vantaggio per l’impresa estera, ovvero che la stessa, godendo di condizioni fiscali più favorevoli, è in grado di offrire ai proprietari di soprassuoli boschivi prezzi di acquisto più elevati rispetto a quelli che sono in grado di offrire le imprese nazionali.

Una seconda anomalia è data dalla possibilità di assumere manodopera da impiegare per le utilizzazioni forestali secondo il regime contrattuale dello Stato dove ha sede legale e domicilio fiscale l’impresa. L’unico limite di legge posto a tale possibilitàè quello che gli operai assunti dalla impresa estera svolgano nel corso dell’anno la maggior parte della loro attività lavorativa nel Paese dove ha sede legale e domicilio fiscale la stessa e solo in misura minore in Italia. Anche in questo caso vi sono non indifferenti vantaggi fiscali scegliendo il regime fiscale dello Stato estero. In considerazione delle tipologie dei contratti di lavoro dello Stato di riferimento, ossia la Romania, che prevedono retribuzioni assai più basse rispetto a quelle in vigore nel nostro Paese, si può facilmente comprendere come siano fortemente ridotti i costi della manodopera impiegata nelle utilizzazioni forestali rispetto ai costi che devono sostenere le imprese nazionali ([2], [1]). Se si considera che da sempre il costo della manodopera costituisce il maggiore importo nelle passività per la determinazione del prezzo di macchiatico, risulta facile intuire quale sia il considerevole vantaggio economico per le imprese forestali estere.

Vi è una terza anomalia che costituisce un’ulteriore condizione vantaggiosa per le imprese estere. La vendita del materiale legnoso, che viene commercializzato quasi interamente nel mercato locale (Fig. 3), deve avvenire nel rispetto delle modalità fiscali italiane, ma l’impresa straniera può usufruire, per la tassazione sui guadagni, del regime fiscale romeno che presenta delle aliquote di tassazione molto inferiori rispetto a quelle italiane. Anche in questo caso, l’unico vincolo normativo è costituito dal fatto che l’impresa estera svolga nel corso dell’anno la maggior parte della sua attività lavorativa nel Paese dove la stessa ha sede legale e domicilio fiscale. Questa situazione permette, facile intuirlo, delle condizioni di vantaggio per le imprese forestali estere che possono vendere il materiale legnoso a prezzi più bassi rispetto alle imprese nazionali, pur mantenendo ampi margini di guadagno.

 
Fig. 3 - Nella vendita dei prodotti legnosi, le imprese forestali estere possono godere di notevoli vantaggi economici potendo applicare - se detta attività non risulta prioritaria - il regime fiscale del Paese straniero dove l’impresa ha sede legale e domicilio fiscale (Foto: G. Andreatta).
 

     

È doveroso chiarire - e si ritiene questo un aspetto di particolare importanza - che quanto in precedenza esposto, ossia l’acquisto dei soprassuoli, l’impiego di manodopera assunta all’estero e la vendita dei prodotti legnosi, viene condotto nel rispetto delle norme di settore che sono attualmente in vigore. Sono, di fatto, normative che regolano le attività di impresa al di là dei settori specifici: è certo però che per le peculiarità del settore delle utilizzazioni forestali gli effetti vantaggiosi si fanno sentire in maniera molto maggiore rispetto ad altri comparti.

Tali condotte, che non possono certo essere comprese nelle casistiche della evasione fiscale, si potrebbero far rientrare nella fattispecie dell’“elusione” fiscale (di cui nell’ordinamento italiano manca una specifica definizione giuridica), che può essere esplicitata come il comportamento messo in atto dal contribuente con lo scopo di evitare il pagamento di tributi senza incorrere in violazioni di legge, ovvero l’aggiramento di una norma fiscale al fine di poter ridurre l’onere da versare all’erario. L’elusione fiscale sfrutta quelle che sono le carenze dell’ordinamento che in questo caso è rappresentato in gran parte da norme derivanti per lo più da obblighi europei.

 

Le criticità per le imprese forestali nazionali 

Per le conseguenze dei vantaggi fiscali di cui possono godere le imprese forestali estere nei confronti di quelle nazionali, in un contesto caratterizzato da note ed evidenti difficoltà qual è quello delle utilizzazioni forestali dei boschi cedui dell’Appennino, la presenza delle imprese estere può rappresentare un ulteriore e importante elemento di criticità.

Come in precedenza accennato, avendo sede legale e domicilio fiscale all’estero e grazie alle conseguenti agevolazioni fiscali, per le imprese forestali estere gli importi rientranti nelle voci “costi di produzione” risultano essere nettamente inferiori rispetto a quelli che devono essere sostenuti dalle imprese forestali nazionali. Per questo motivo, le imprese estere sono in grado di alterare potenzialmente il mercato delle utilizzazioni forestali e conseguentemente dei prodotti legnosi destinati in gran parte a legna da ardere.

Questo può avvenire essenzialmente per due motivi. Il primo è quello che le imprese forestali estere si trovano nella condizione di poter proporre prezzi di acquisto dei soprassuoli superiori rispetto a quelli che possono offrire le imprese nazionali. Si è avuto modo di constatare che, per l’acquisto del soprassuolo in piedi, è sufficiente poter offrire anche un solo euro (a volte anche solo la metà) in più al quintale - che per i non esperti può sembrare ben poca cosa, ma se rapportato alla quantità di materiale legnoso utilizzato costituisce un somma elevata sia in percentuale sia in valore assoluto - per far sì che il proprietario possa propendere (com’è facilmente intuibile) per la vendita all’impresa forestale estera. L’impresa italiana, che in considerazione della fiscalità e dei costi di produzione non è in grado di sostenere quel prezzo di acquisto, deve rinunciare a poter procedere alla utilizzazione di quel soprassuolo forestale. L’altro motivo, strettamente collegato ai costi di produzione e sempre connesso al regime fiscale più vantaggioso, è rappresentato dal fatto che le imprese estere sono in grado di immettere i prodotti legnosi sul mercato e commercializzarli in ambito locale (com’è la gran parte dei mercati della legna da ardere) a prezzi di vendita inferiori rispetto alle imprese nazionali.

Pertanto le imprese estere, pur acquistando i soprassuoli a prezzi superiori e vendendo il materiale legnoso a prezzi inferiori rispetto alle imprese nazionali, sono in grado di percepire sempre un guadagno.

La criticità principale è rappresentata dal fatto che questo sistema mette in seria difficoltà le imprese nazionali che sulla base dei costi di produzione, per ottenere un guadagno dall’attività svolta, non sono in grado di praticare i prezzi (sia di acquisto dei soprassuoli che di vendita del materiale legnoso) delle imprese estere.

È più che evidente pertanto che le imprese forestali estere, grazie a particolari condizioni di fiscalità, sono in grado di esercitare un potenziale mutamento delle condizioni di mercato, andando a sfavorire concretamente le imprese nazionali.

Un ulteriore elemento di criticità che va doverosamente citato - di valenza più sociale che strettamente economica - è quello per cui la manodopera italiana, stante le assunzioni di lavoratori stranieri da parte delle imprese forestali estere, trova sempre maggiore difficoltà di impiego nel settore delle utilizzazioni forestali. In un momento storico dove l’occupazione evidenzia una particolare crisi e ancor più in contesti territoriali e di comparto sfavorevoli rispetto ad altri settori, le difficoltà economiche, sia per le imprese nazionali sia per i lavoratori del settore, appaiono più che evidenti.

 

Possibili misure di contrasto 

Come è stato in precedenza evidenziato, le attività portate avanti dalle imprese forestali estere rientrano - così come presentate nel dettaglio - in un ambito di piena conformità alle norme vigenti in materia. Di conseguenza non risulta, di fatto, possibile mettere in campo misure di contrasto al fenomeno, a meno di un cambiamento del quadro normativo.

È possibile agire, seppure con molte difficoltà, in un altro ambito. Per completezza di informazione è infatti oltremodo opportuno evidenziare che, oltre a quelli citati in precedenza, vi è tutta una serie di comportamenti attuati dalle imprese forestali estere che si connotano come al limite della legalità (che sono pertanto difficilmente dimostrabili come illegali) o che rientrano nella sfera dell’illegalità, che consentono a queste ultime ulteriori condizioni vantaggiose.

Esempi di tali comportamenti possono essere costituti dal fatto che l’impresa forestale estera non abbia effettivamente svolto la maggior parte delle sue attività nello Stato dove la stessa ha sede legale e domicilio fiscale, andando così a godere illecitamente del regime fiscale più favorevole. Sussistono al riguardo notevoli difficoltà nell’effettuazione dei controlli per il fatto che il settore delle utilizzazioni forestali è legato a una specifica stagionalità che prevede periodi di lavoro e periodi di sospensione imposti per legge: in tale ambito risulta oltremodo complicato verificare la conduzione di eventuali altre attività da parte dell’impresa nel Paese dove la stessa mantiene sede legale e domicilio fiscale. Inoltre vi è il fatto che la manodopera impiegata in Italia nei lavori in bosco venga impiegata per un periodo differente da quello richiesto dalla norma per godere legalmente dei vantaggi fiscali. Per questo ultimo aspetto, a rendere oltremodo complesse le attività di controllo, vi è il fatto che la presenza di lavoratori assunti con contratto dello Stato in cui l’impresa ha sede legale e domicilio fiscale e che operano in attività lavorative in Italia per l’impresa estera, deve essere segnalata alla Direzione provinciale del lavoro solamente nel caso in cui l’impresa estera operi nel territorio italiano per un periodo superiore ai sei mesi. Anche in questo caso la stagionalità delle utilizzazioni forestali nell’Appennino - che assai di rado supera i sei mesi continuativi - unita alla grande mobilità dei lavoratori stranieri rendono alquanto difficoltosa l’effettuazione dei controlli per la verifica della legalità delle operazioni condotte.

Oltre a queste esposte, vi è la difficoltà di verificare la fiscalità delle imprese forestali estere, ovvero se le stesse versino effettivamente gli importi fiscali previsti dalla tassazione nel Paese di competenza: gli importi derivanti dalle utilizzazioni forestali non comportano cifre rilevanti quali altre attività imprenditoriali e/o industriali e pertanto passano in secondo piano nelle richieste di accertamenti e scambio di informazioni tra l’Italia e gli altri Stati. Sono pertanto le “maglie larghe” del sistema che - anche se è di sapore amaro ammetterlo - consentono delle scappatoie alle imprese forestali estere, le quali, oltre che godere di condizioni fiscali vantaggiose nel rispetto delle norme, possono godere di ulteriori vantaggi comportandosi al limite della legalità o in parte violandola, ma usufruendo dell’impossibilità di dimostrare, contestare e sanzionare i comportamenti illeciti da parte degli organi preposti a ciò.

Anche la completa entrata in vigore delle norme relative agli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati, ovvero relative alla tracciabilità del materiale legnoso di cui al decreto legislativo 30 ottobre 2014, n. 178, non si ritiene possa portare a sostanziali miglioramenti se non al fatto di contrastare la vendita “in nero” dei prodotti legnosi, fenomeno che risulta all’attualità presente anche nell’area di interesse, ma, per svariati motivi, di difficile connotazione e contrasto.

Per una doverosa completa disamina della problematica, si ritiene di evidenziare che - pur con i limiti imposti dalla normativa di carattere generale vigente - significativi miglioramenti alla situazione delle imprese forestali nazionali potrebbero essere portati attraverso innovazioni dell’assetto regolamentare che vadano a interessare gli “albi regionali delle imprese forestali”.

Si ritiene inoltre vi siano, in futuro, possibilità di intervenire sul fenomeno dei vantaggi fiscali in favore delle imprese forestali estere agendo in modo calibrato sugli elementi di valutazione che sono attualmente in essere nelle procedure della certificazione forestale.

 

Considerazioni conclusive 

Il mondo delle utilizzazioni forestali è andato incontro, in particolar modo negli ultimi decenni, a profondi cambiamenti. Molti di questi hanno riguardato le imprese forestali, sia nella titolarità sia nella manodopera impiegata nelle utilizzazioni forestali.

Uno dei più recenti cambiamenti che si è avuto modo di verificare è la presenza, riscontrata negli ultimi anni nell’Appennino romagnolo della provincia di Forlì-Cesena, di imprese forestali che operano in tale contesto avendo sede legale e domicilio fiscale in un Paese estero, in particolare la Romania.

Questa situazione consente alle imprese forestali estere di godere di vantaggi fiscali rispetto a quelle nazionali: questi vantaggi si manifestano nelle diverse fasi delle utilizzazioni forestali (acquisto dei soprassuoli, taglio, allestimento, esbosco e commercializzazione dei prodotti legnosi) che, nei casi specifici riscontrati, riguardano boschi cedui di proprietà privata.

Un aspetto che va debitamente evidenziato è che il comportamento tenuto dalle imprese forestali estere per ottenere i vantaggi di carattere fiscale rientra nella legalità, in quanto vengono rispettate le norme attualmente in vigore sui contratti e sulla fiscalità che interessano l’Italia e i Paesi stranieri coinvolti.

Accanto a questi, sono presenti una serie di comportamenti che si pongono al limite della legalità o sono effettivamente illegali, i quali però, sia per aspetti particolari delle norme sia per le difficoltà di effettuazione dei controlli incrociati con gli Stati esteri, sono difficilmente contestabili (e punibili) come tali alle imprese forestali estere interessate.

Sulla base di quanto riscontrato nell’ambito delle attività di servizio del Corpo Forestale dello Stato, si ritiene che il fenomeno - pur rimanendo nella completa legalità - sia da monitorare attentamente per le criticità che si stanno via via sempre più evidenziando.

Attualmente, in un momento storico in cui si sta assistendo a una certa ripresa di interesse per le utilizzazioni forestali dei boschi cedui e in cui si stanno affacciando in tale ambito anche nuove imprese forestali nazionali (formate in gran parte da giovani agricoltori/allevatori di zone montane che vanno a integrare il reddito attraverso il taglio dei boschi), le imprese forestali estere operano - di fatto - una concorrenza sleale nei confronti delle imprese forestali nazionali. Queste ultime infatti, a seguito della riduzione o della venuta meno delle condizioni di guadagno, non sono in grado di rimanere convenientemente sul mercato e sempre più spesso devono cedere il campo.

Le conseguenze di ciò e lo scenario che si sta delineando possono essere facilmente intuibili, ovvero la progressiva riduzione (sino alla totale scomparsa) delle imprese forestali nazionali.

Altri settori hanno già vissuto negli anni precedenti una sorte simile: è solo il caso di ricordare quanto occorso a molte imprese nazionali di autotrasporto (di cui anche la Romagna ne contava in gran numero), che hanno dovuto cedere via via i sempre più ampi spazi di mercato alle imprese estere di settore e conseguentemente chiudere e cessare l’attività per mancanza di guadagni. Anche in questo caso, vi erano a monte le condizioni di vantaggio fiscale di cui hanno goduto - e continuano a godere - le imprese estere.

Se non interverrà a breve una sostanziale modifica normativa sia di settore che generale (non solo nazionale, bensì in sede Europea) ci si dovrà abituare, in un futuro che si ritiene non lontano, a dovere considerare le utilizzazioni boschive come settore a totale appannaggio delle imprese forestali estere.

 

Ringraziamenti 

Un doveroso sentito ringraziamento per l’aiuto fornito nell’analisi del fenomeno va alla Guardia di Finanza - Comando Provinciale di Forlì-Cesena e Comando Compagnia di Cesena; all’Agenzia delle Entrate - Direzione Provinciale di Forlì-Cesena; alla Direzione Territoriale del Lavoro di Forlì-Cesena e alla Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Forlì-Cesena.

 

Note 

Il presente lavoro è tratto dall’intervento tenuto nell’ambito del 10° Congresso Nazionale della S.I.S.E.F. - Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale - “Sostenere il pianeta, boschi per la vita: ricerca e innovazione per la tutela e la valorizzazione delle risorse forestali”, Firenze, 15-18 settembre 2015.

 

Bibliografia

 
(1)
AA. VV. (2015). Illeciti nell’impiego di manodopera straniera: strategie di contrasto e tutela delle vittime. Italia Lavoro, Roma, pp. 148.
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(2)
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2010). Il distacco dei lavoratori nell’Unione Europea. Vademecum ad uso degli ispettori del lavoro e delle imprese, Roma, pp. 70.
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